Zona industriale fantasma: i resti di una Salerno che non c’è più

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

I pezzi di storia, ognuno con i suoi cambiamenti dovuti al mutare dei mercati e dei tempi, non ci sono più. Tanti i fattori che, nel corso degli anni, hanno fatto sì che l’arteria industriale di Salerno si svuotasse completamente, fino a diventare landa desolata di capannoni abbandonati, con qualche impresa che, però, riesce a resistere o prova a nascere. Scheletri di capannoni, abbandonati in fretta e furia, devastati dal tempo ma soprattutto dall’assenza di un’attività produttiva. Dalla chiusura della Marzotto sud passando per quella di Ideal Standard, il fallimento di Ideal Clima fino alla fuga delle multinazionali Essentra e Agc glass (meglio conosciute, rispettivamente, con i loro storici nomi di Filtrona e Pennitalia) che, nonostante l’ottimo lavoro delle succursali salernitane, hanno preferito abbandonare il campo, rivolgendo la propria attenzione a paesi diversi, con condizioni di mercato più vantaggiose. Nel mezzo, la parentesi Mcm-Medsolar, conclusasi con la nascita di un centro commerciale, con tanto di area benessere, chiamato “La Fabbrica”.

Non solo perdita di aziende storiche ma soprattutto perdita di posti di lavoro: prendendo in esame solo sette delle più importanti chiusure degli ultimi 35 anni, si possono contare 2mila posti di lavoro andati in fumo. Un numero elevatissimo e spaventoso, soprattutto in considerazione della crisi economica che ha caratterizzato gli ultimi anni della storia italiana.

1985 – MARZOTTO SUD. Una lunga permanenza, quella salernitana dell’azienda tessile nata nel 1836.  Situata sul lato mare, poche centinaia di metri prima dell’ingresso della vera e propria area industriale della città, la grossa fabbrica per il confezionamento di abiti da uomo aprì i battenti nel marzo del 1959 per poi chiuderli nel 1985. Milleduecento erano i dipendenti dello stabilimento salernitano – uno degli otto che la famiglia di industriali di Valdagno aveva sul territorio nazionale – che, dalla metà degli anni Ottanta, restarono senza un’occupazione. Oggi, molti di quegli operai non ci sono più e coloro che sono rimasti stanno combattendo un’importante battaglia su più fronti: con il cancro – insorto a causa della prolungata esposizione all’amianto all’interno dell’ambiente di lavoro – e con l’Inps che, negli anni, ha trattenuto o si è fatta restituire somme dalle pensioni degli ex lavoratori, precedentemente riconosciute proprio in virtù dell’acclarato danno da esposizione a fibre d’amianto. A oltre 30 anni dalla chiusura, i 69mila metri quadrati su cui insistevano i capannoni dell’opificio tessile saranno destinati ad accogliere un polo residenziale e delle attività produttive. Il progetto vincitore del bando è stato quello presentato dai costruttori Rainone e Postiglione.

1998 – IDEAL STANDARD. Altra lunga storia dalle tinte fosche è quella dell’Ideal Standard, azienda che realizzava sanitari. Circa 40 anni di attività, terminati nel 1998 con la dismissione dello stabilimento: quell’area, infatti, avrebbe dovuto far posto al mastodontico progetto del Mediterranean Sea Park, fortemente voluto dall’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, poi miseramente naufragato, portando con sé aspettative e speranze dei circa 200 ex dipendenti dell’Ideal standard. Questi ultimi, infatti, avrebbero dovuto essere ricollocati proprio nel nuovo complesso. Tanto che, dal 2000 al 2004, furono richiamati al lavoro per bonificare l’area della loro ex azienda. Una vicenda, quella del Sea Park, sfociata anche in un processo – che coinvolse l’allora primo cittadino e altri 41 imputati – conclusosi con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Gli ex operai dell’Ideal Standard si trovano, oggi, a fare i conti con il “risultato” dei loro tanti anni trascorsi tra le mura di quei capannoni e delle operazioni di bonifica: in 60 sono morti per malattie oncologiche, numerosi altri stanno combattendo strenuamente la loro lotta per la vita. Sessanta morti in meno di venti anni. Già, perché, in quell’industria, l’amianto veniva toccato con le mani, veniva spostato e sotterrato, come poi confermato da un’ispezione dell’Asl. Su questo aspetto si sono accesi i riflettori della Procura della Repubblica, in seguito alle denunce rese al Noe dagli ex lavoratori. Lavoratori che, tra le altre cose, sono in campo anche per farsi riconoscere dall’Inps i trattamenti economici per danni da esposizione all’amianto. I suoli su cui insisteva l’opificio sono stati acquistati, due anni fa, dalla Sab immobiliare di Salvatore Barbato.

2008 – IDEAL CLIMA. Cessazione dell’attività e licenziamento per 254 dipendenti. Si è chiusa così l’esperienza salernitana di Ideal Clima, la società bresciana che, nel capoluogo campano, poteva contare su una fonderia che produceva radiatori in ghisa. Crisi aziendale alla base della decisione che, di fatto, lasciò per strada più di duecento persone. La produzione dei radiatori, poi, fu delocalizzata all’estero. La notizia della chiusura giunse come un fulmine a ciel sereno: i lavoratori, tutti giovani e padri di famiglia, si trovarono a dover fare i conti con la procedura di messa in mobilità attivata dai vertici aziendali nell’aprile 2008. Una vicenda fatta di accordi e impegni non rispettati, come quello di mantenimento dei livelli occupazionali anche in caso di cessione ad altra società. Nel 2012 la vertenza è riesplosa, alla luce della scadenza della mobilità – e di qualsiasi altra forma di ammortizzatore sociale – per 156 ex dipendenti. Per alcuni, c’è stata la possibilità di essere inseriti in progetti presentati dai Comuni della provincia di Salerno come lavoratori socialmente utili.

2012 – GAMA OX. Prima gli stipendi a singhiozzo per tre anni, poi la cassa integrazione contestuale alla promessa di essere ricollocati presso la società che sarebbe di lì a poco nata. Così è terminata la carriera dei 66 dipendenti della Gama Ox che, per oltre 30 anni, sono stati l’anima dell’azienda specializzata nella produzione di profilati in alluminio ed elettrocolorazione. La Gama Ox, afferente al gruppo Vepral della famiglia Ruggiero di Nocera Inferiore, ha interrotto la sua attività nel 2012. La proprietà, inizialmente, aveva garantito l’assorbimento nel gruppo madre “Vepral” – dichiarato, poi, fallito nel 2014 – tramite una società chiamata “Nuova Vepral”. Promesse non mantenute che, di fatto, hanno lasciato gli ex operai Gama a vivere nel limbo della mobilità, senza troppe prospettive future, in considerazione dell’età già piuttosto avanzata. Oggi, il capannone di via Tiberio Claudio Felice è di proprietà del Molino Casillo che, alla fine del 2017, avrebbe dovuto iniziare i lavori.

2013 – AGC FLAT GLASS (EX PENNITALIA). Cinquanta anni di storia. Mezzo secolo di attività andato in fumo in poco meno di 12 mesi. Chi diceva Pennitalia, un tempo, diceva Salerno: qui, per 10 lustri, è stato in funzione l’altoforno dell’azienda che si occupava di produzione, trasformazione e commercializzazione del vetro piano per l’edilizia, per la fabbricazione auto, per le applicazioni ad energia solare e le varie industrie specializzate. Nel 2012 la decisione della multinazionale giapponese di interrompere le attività dell’altoforno, lasciando però attive, ma a singhiozzo, le linee delle trasformazione. Nonostante il monitoraggio dell’andamento del mercato, e complici le crisi dei comparti automobilistici e dell’edilizia, nel febbraio dell’anno successivo la drastica scelta di chiudere definitivamente lo stabilimento salernitano. Il tutto nell’anno del cinquantennale. In 150 videro i loro sogni e il loro futuro infrangersi dinanzi alle scelte della proprietà e a nulla valsero i tentativi di trattenere l’Agc flat glass a Salerno: due anni di cassa integrazione straordinaria e poi della Pennitalia Salerno non è rimasto più nulla, se non l’immenso capannone dove ancora oggi campeggia la storica dicitura.

2013 – MEDSOLAR. In principio fu la Manufatture Cotoniere Meridionali, Mcm, che – da Fratte, al fine di far posto a quello che oggi è il centro “Le Cotoniere” – fu delocalizzata nella zona industriale. La storica industria tessile ebbe vita breve nella zona est della città: in pochissimo tempo, infatti, fu riconvertita nella Medsolar, azienda che si occupava della realizzazione di pannelli solari. Nel 2013, la decisione dell’azienda, facente capo al gruppo dell’imprenditore e politico partenopeo, Gianni Lettieri, di fermare definitivamente la produzione dei pannelli fotovoltaici e di mandare in cassa integrazione i circa 50 dipendenti della struttura. Dopo un periodo di nove mesi trascorso senza percepire gli ammortizzatori sociali, a causa di alcuni ritardi da parte dell’Inps, e senza prospettive lavorative future, nel 2015 gli ex operai tennero un presidio pacifico dinanzi allo stabilimento. In quegli istanti, proprio dinanzi a quello stesso cancello, venne affisso un cartello: “La Fabbrica”. Questo il nome del complesso commerciale – in via di completamento, comprendente negozi, ipermercato, uffici, centro benessere, palestre, piscine, campi da calcio e verde attrezzato – che avrebbe preso, con l’impegno di assorbire anche la forza lavoro della ex Medsolar, il posto dell’azienda di pannelli solari. Insomma, di fabbrica è rimasto solo il nome di un grande magazzino.

2014 – ESSENTRA (EX FILTRONA). Ventiquattro ore: fu questo il tempo necessario all’Essentra per chiudere l’impianto di Salerno e mandare a casa 81 giovani operai che, con tutte le loro forze, tentarono di resistere, occupando anche la fabbrica e trascorrendo al suo interno la Pasquetta 2014. Sforzi che, purtroppo, non servirono a far tornare sui propri passi la multinazionale inglese, irremovibile sulle proprie decisioni. Scelte che, fin da subito, risultarono avventate e, ancor di più, sospette: i dati relativi alla produzione Essentra, per l’anno 2013, parlarono chiaro: il comparto che aveva fatto registrare il maggior incremento di vendita era stato quello dei filtri per sigarette. Esattamente ciò che veniva prodotto a Salerno. Dall’inizio del 2014, però, la produzione di filtri era stata assegnata anche allo stabilimento ungherese di proprietà dell’Essentra. Dopo 75 giorni ad alta tensione, la vertenza si concluse con un tiratissimo accordo, al quale, dopo tante resistenze, i lavoratori diedero il loro benestare: cassa integrazione straordinaria per un solo anno. Questa l’unica concessione da parte della multinazionale d’Oltremanica ai lavoratori salernitani che, da quel momento, furono costretti a chiudere la propria storia con la ex Filtrona, i cui cancelli furono sbarrati per sempre. Lo stabilimento, oggi, è di proprietà di Nuceria group, che lo rilevò poco tempo dopo l’addio di Essentra.

Insomma, di grande industria, a Salerno, non c’è più traccia: restano gli stabilimenti fantasma, i ricordi dei fasti di un tempo ma anche delle tante vittime, delle crisi economiche, delle logiche di mercato e perfino dell’amianto.

Rispondi